| Immaginari oceani (di Renato Pallavicini) |
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 Da quando è partito, il 20 agosto del 1995, ha dato poche notizie di sé. Una cartolina ogni tanto, con francobolli colorati, proveniente da sperduti angoli dall’altra parte del mondo. Hugo Pratt se ne è andato dieci anni fa, salpando dalle rive del lago che bagna Losanna, dove si era rifugiato, dopo decenni passati in giro per il mondo. Si è messo in spalla un sacco da marinaio e ha preso il largo su quel lago che, per magia e solo per pochi istanti, si è aperto un’uscita sull’oceano. E adesso Hugo fa il punto tra meridiani e paralleli acquatici, saltando, come una cavalletta, da un’isola all’altra del Pacifico, quelle isole così numerose che, viste sulle carte, gli ricordavano una serie di puntini neri che rimandavano a un appuntamento, a qualcosa di non detto, proprio come i «puntini di sospensione». Anche noi siamo rimasti sospesi su quell’assenza improvvisa e la frase ci è rimasta a metà , bloccata dal groppo di commozione che ci prese in quell’agosto lontano alla notizia della morte del grande disegnatore, anzi del grande scrittore: perché - come diceva Pratt - il fumetto è letteratura disegnata. Oggi, forse, possiamo completarla quella frase, mettendoci alla ricerca del buon Hugo che, nel frattempo, chissà dove è finito. Ci attende un lungo viaggio, un giro del mondo, un Periplo immaginario sulle tracce di Pratt, in compagnia, ovviamente, di Corto Maltese e delle tante creature che il grande veneziano (in realtà era nato a Rimini, il 15 giugno del 1927), ha lasciato sul suo cammino: tanti e colorati sassolini che - basta seguirli - ci porteranno da lui. Si parte da Siena, da Santa Maria della Scala, storico ospedale della città , recuperato a spazio espositivo e museale, dove è allestita la mostra Periplo Immaginario promossa dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e realizzata dalla Cong SA di Losanna (la società che detiene i diritti dell’opera di Hugo Pratt), in collaborazione con Santa Maria della Scala e il Museo italiano del Fumetto di Lucca. La mostra, che ha il patrocinio del Comune e dell’Amministrazione Provinciale di Siena, è curata da Patrizia Zanotti con la collaborazione di un comitato scientifico formato da Didier Platteau, Cristina Taverna e Thierry Thomas. Una rampa che sale dolcemente, un po’ in curva, che si allarga verso la fine in una piattaforma, quasi una prua. Si entra così nella mostra dedicata ai sogni e ai viaggi di Hugo Pratt. Eccoci dunque sulla prua di questo vascello immaginario, affacciata su una parete scura che ospita due megaschermi su cui scorrono immagini liquide: acqua e acquarelli. Sotto gli schermi, in basso, sotto la prua, dove ci si aspetterebbe il mare, c’è invece un «oggetto» che spiazza e sorprende: un’automobile di Formula 1. È una Ligier che Pratt decorò con i colori bianco e blu delle sigarette Gitanes, sponsor della Ligier pilotata da Martin Bundle nel Gran Premio del Giappone del 1993. L’auto sembra un relitto affiorato dal mare, oppure una zattera, come quella su cui, legato, quando fece la sua prima apparizione a fumetti, Corto maltese se ne andava alla deriva nel Pacifico. In alto, sopra le nostre teste, s’intrecciano in geometrie spezzate, tralicci di metallo, quasi degli alberi di un veliero, bianchi e neri a significare i tratti dei disegni di Pratt. Formano vele triangolari su cui giganteggiano particolari dei suoi disegni. La nave va, mentre la voce e la faccia di Hugo Pratt si anima sugli schermi in frammenti di interviste; mentre la sua mano traccia segni sui fogli o stende liquide campiture di colore. Tutto questo è solo l’inizio del viaggio, quasi uno spot, suggestivamente allestito dal giovane architetto Giovanni Mezzedimi. Per mettersi davvero sulle tracce di Pratt bisogna salire ai piani superiori di Santa Maria della Scala, dove c’è la mostra vera e propria, la prima antologica dedicata al grande disegnatore e narratore, dopo la sua scomparsa e che arriva a distanza di quasi quindici anni dall’ultima mostra di Venezia, la sua città . La prima tappa è l’Africa, dove Pratt - al seguito del padre e della famiglia - passò parte della sua infanzia e della prima adolescenza. E poi, attraverso sette porte si attraversano continenti, latitudini, oceani: da Sud a Nord, dall’America latina a quella del Nord, dall’Asia al Pacifico. Il cammino è scandito dai suoi disegni, soprattutto dagli acquarelli: fantastici, struggenti di bellezza e di lontananza, di avventura e di femminilità (quante stupende donne ha disegnato Pratt!). Ogni tanto tra quei colori s’incastrano i bianchi e i neri delle chine, delle tavole a fumetti, in un confronto esaltante. Nell’aria, intanto, arrivano echi di tanghi e fischi di vaporiere, consumati tra la pampa e la steppa. È una mostra soprattutto di sensazioni, questo Periplo immaginario, di sguardi e di abbandoni, sulle rive del mare, scrutando l’orizzonte, gli orizzonti infiniti e sempre mobili di Corto e di Hugo. E poi c’è una piccola stanza delle meraviglie, quella dedicata alla sua prima avventura, Una ballate del mare salato, pubblicata sulla rivista Sergente Kirk dell’editore genovese Ivaldi. Su tre pareti, come in un mosaico, sono attaccate le oltre 160 tavole di quel fumetto da cui tutto è partito. O quasi. Perché Corto si è visto lì la prima volta, nel luglio del 1967, ma il buon Hugo si era già mosso prima, molto prima, in giro per oceani e deserti, tra golette, sampan, treni ed aerei, con appresso una scatola di acquarelli. E noi che siamo ancora qui ad arrancargli dietro, con un po’ di fiatone e tanta gioia negli occhi. Renato Pallavicini  Articolo correlato: PERIPLO IMMAGINARIO |
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Anche per i più grandi avventurieri c'è sempre una casa dove aspettare, seppur un istante, per ripartire per un nuovo viaggio.