| Corto Maltese il viaggio è finito (di Roberto Bianchin) |
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Aveva una casa bianca, alta come la prua di una nave corsara, là dove la laguna svolta a gomito in faccia al borgo antico di Malamocco, sull' isola del Lido. Gli piaceva respirare quell' aria salata, starsene seduto per ore in silenzio a guardare il gioco delle onde. Si ritirava qui, dividendosi con la sua casa di Parigi, e coi lunghi viaggi negli amati mari del sud, prima di decidere di stabilirsi definitivamente a Losanna. Lo pigliavano in giro, gli amici. Ma come, proprio tu, l' avventuroso - gli dicevano - che ci sei andato a fare in Svizzera, in quella città che sembra una clinica? "Meglio vivere in una clinica che in una scoassèra", una pattumiera, rispondeva il maestro di Malamocco, la bocca tagliata in un mezzo ghigno. Era così, Hugo Pratt. Sempre inquieto, bizzarro, imprevedibile. "Un uomo controverso" lo ricorda lo scrittore Alberto Ongaro, suo amico d' infanzia, che con lui ha condiviso le storie, i fumetti, le sceneggiature, i viaggi, le avventure e gli anni pieni della giovinezza. "Aveva un carattere straordinariamente allegro e insieme straordinariamente triste. Era capace di grandi entusiasmi e di grandi disperazioni. Gli sono grato perché è l' uomo che nella mia vita mi ha fatto ridere di più. Sapeva raccontare delle storie incredibili, assolutamente divertenti. Esilaranti. Era un grande attore, e gli piaceva recitare quando raccontava. Ma aveva anche le sue ombrosità , le sue cattiverie". Alberto Ongaro, lo scrittore de "La taverna del doge Loredan", di "Passaggio segreto" e di molti altri romanzi di successo, ha settant' anni, due più di Pratt. Dopo una vita spesa all' estero, soprattutto in America del sud, come inviato per "l' Europeo", si è ritirato, anche lui, nella quiete dell' isoletta del Lido di Venezia. Ongaro è veneziano, Pratt era nato a Rimini, ma è sulla laguna che si sono incontrati, ancora ragazzi. Quella stessa laguna che ha stregato Pratt, che l' ha fatto veneziano, e che ha partorito veneziano, pur essendo nato a Malta, anche Corto Maltese, il suo eroe anarchico, il marinaio gitano. Quell' avventuriero solitario e disincantato che a volte, nel bel mezzo della giungla, insulta gli indigeni in dialetto, quello che quando si stufa dei politici e dei governanti si nasconde nel dedalo delle calli veneziane, in quella Corte Sconta detta Arcana, quello che si rifugia nell' isoletta a leccarsi le ferite, al bar del Porticciolo, e gli torna in mente, mentre fuma quieto, il profilo di Bocca Dorata, che ha la faccia di una ragazza di Cannaregio. Ongaro ha la voce stanca e bassa. Ha appena saputo da un amico, al telefono, che Hugo se n' è andato, che è partito per un' altra avventura. L' ultima. "Era un po' di tempo che non ci vedevamo - racconta - un paio d' anni. Sapevo che non stava bene, ma vagamente, non immaginavo cosa avesse. Solo due giorni fa mi hanno detto che era grave. Un tumore, credo". Si conoscevano, Ongaro e Pratt, da più di cinquant' anni. "Era il ' 43 -ricorda lo scrittore - io avevo diciott' anni, lui sedici. Io facevo lo studente, e lui anche, anche se come studente era un po' irregolare. Era appena arrivato a Venezia dall' Africa. Suo padre era un funzionario coloniale in Abissinia. Era anche stato catturato dagli inglesi, Hugo. Lo avevano messo in un campo di concentramento, poi era stato liberato ed era tornato in Italia con la Croce Rossa. Suo padre invece morì laggù". "Mi ricordo ancora, come fosse ieri - continua Ongaro - la prima volta che lo vidi. Non lo conoscevo ancora. Lo notai per strada, in una calle di Venezia, perché era vestito in un modo insolito, stravagante per quei tempi, con una specie di sahariana addosso, tutta spiegazzata, e un cappellaccio sdrucito da Indiana Jones. Il giovane Pratt disegnava già . "Storie di avventure. Sempre avventure. Il tratto era ancora un po' grezzo, un po' infantile, ma si capiva subito che aveva la mano giusta, una mano non comune. I suoi primi disegni erano ispirati alle storie dell' Avventuroso, che era il giornale dei ragazzi di quel tempo, ai personaggi dell' Uomo mascherato, a Cino e Franco". Tra Pratt e Ongaro fu l' inzio di un lungo sodalizio di amicizia, di sogni e di scrittura. Come più tardi con Bonvi, con Milo Manara. "Eravamo tutti e due figli dell' Avventuroso. Ci legava la passione comune per le storie, per l' avventura, per i posti esotici, misteriosi, allora ancora sconosciuti. Quelli dove non andava nessuno. Avevamo interessi comuni e parlavamo la stessa lingua". Fu così che, subito dopo la guerra, dalle giovani penne di Pratt e di Ongaro - uno si occupava dei disegni, l' altro della sceneggiatura - nacque il mitico "Asso di Picche", un giornalino per ragazzi che ebbe subito fortuna. Con loro c' erano Mario Faustinelli, Giorgio Bellavitis e Dino Battaglia. Un paio d' anni di successi aprirono ai due le porte, che avevano tanto sognato, dell' America del sud. Una piccola casa editrice argentina, di proprietà di alcuni ebrei italiani, li chiamò a Buenos Aires a continuare laggiù l' avventura dell' "Asso di Picche". "Io rimasi sette anni in Argentina - ricorda Ongaro - poi diventai adulto, si fa per dire, cominciai a fare il giornalista, tornai in Italia. Hugo invece rimase di più. Poi si è mosso anche lui e ha cominciato a girare. Ma ha continuato ad abitare sempre nel suo mondo". "L' eredità che ci lascia - aggiunge Ongaro - non è stata ancora valutata appieno. Ci lascia un personaggio, come quello di Corto Maltese, che è una nuova maschera, una maschera che mancava nella cultura italiana: quella dell' avventura. L' avventura con la A maiuscola. Ma adesso è presto, ne riparleremo fra trent' anni". Già . Perchè all' orizzonte di quell' oceano, come scriveva il maestro di Malamocco, "ci sarebbe stata sempre un' altra isola, per ripararsi durante un tifone, o per riposare e amare. Quell' orizzonte aperto sarebbe stato sempre lì, un invito ad andare". Roberto Bianchin |
A venticinque anni dalla retrospettiva ospitata al Gran Palais, il nuovo trionfo dell’arte prattiana nella capitale francese.

Anche per i più grandi avventurieri c'è sempre una casa dove aspettare, seppur un istante, per ripartire per un nuovo viaggio.